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Aggiunte di AIM per proposta Cinodromo 18/01/03
martedì 7 gennaio 2003





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La prima osservazione riguarda la parte relativa alla mia proposta: se privata della specifica descrizione, rischia di non essere compresa nelle sue reali motivazioni.
La seconda, riguarda la descrizione delle varie proposte: se privata delle opinioni contrarie, rischia di falsare il reale andamento del processo, impedendoci di utilizzare al meglio il poco tempo a nostra disposizione.
Faccio una necessaria premessa. Uno dei mie limiti è la difficoltà di concentrarmi adeguatamente in presenza di discussioni troppo animate, o dove prevale l’esigenza di definire un programma in un tempo molto ristretto. Il fatto che capisca che, a volte, l’urgenza sia reale, non m’impedisce di prediligere uno scorrere lento della discussione, più
congeniale alle dinamiche del mio pensiero ed a soluzioni che tengano davvero conto del pensiero collettivo. Questo per dire che, probabilmente, è anche dovuto al mio limite l’assenza di ciò che ora
cercherò di chiarire meglio.

1. Avendo cinque gabbie a disposizione dei gruppi "Arte in Movimento" e "Plexus", nel sopralluogo si era ipotizzato che ciascun gruppo intervenisse su due gabbie, lasciando quella centrale come spazio comune per le performance dei due gruppi.
Avevo quindi proposto, per l’intervento del mio gruppo, di utilizzare le due gabbie nelle due possibili alternative: la prima con la porta aperta, la seconda con la porta chiusa. Due modalità contrastanti, che
utilizzassero il tema implicito solo come pretesto per parlare del disprezzo della vita riferito all’attualità di noi umani.
Nella prima gabbia era previsto un rotolo di carta - fissato al punto più interno del soffitto e lasciato cadere fino alla porta - su cui venivano disegnate delle lettere. Posto nel punto estremo del portico,
l’osservatore avrebbe letto: LIBERIAMO LA VITA. Le lettere in nero, avrebbero, progressivamente, acquistato colore, fino alla parola VITA, dipinta fuori, sul pavimento del portico.
Nella seconda gabbia - passando sopra la scritta FERMIAMO CHI VUOLE IMPRIGIONARLA - dalla fessura della porta chiusa, l’osservatore avrebbe
visto, allineate uno dietro l’altro ma sfalsate, le sagome di Bush, Blair, Berlusconi, Bossi Fini. Sulla loro testa, come in un fumetto, si sarebbe letta una delle tante frasi che li hanno ultimamente caratterizzati come protagonisti di ciò che si vuol denunciare: vuoi a favore dell’assurda guerra annunciata, vuoi a proposito dell’ingabbiamento degli immigrati. Due faretti, nascosti in alto, avrebbero illuminato, dall’interno, le due gabbie.

2. Nella descrizione, le sagome proposte da Stalkern sembrano emergere come proposta risolutiva, nonostante le obiezioni di diverse persone.
La mia obiezione è stata la seguente. Le sagome collocate sul fondo impediscono di utilizzare lo spazio delle gabbie per le performances: lo
spazio verrebbe assorbito totalmente dalle sagome. Non sono, del resto, convinto della immediatezza del messaggio che si vuol comunicare attraverso le sagome. Resto, invece, convinto della necessità di dare priorità al tema della guerra. Ho quindi ribadito che lo schema delle due gabbie per ciascun gruppo, con la possibilità di utilizzare quella centrale come spazio comune - ferma restando la ricerca anche di un tema comune - a me sembra la soluzione preferibile.
Chiarisco meglio il mio pensiero: un’occasione per conoscerci meglio.
Parto dalla differenza d’identità fra i nostri due gruppi. Arte in Movimento è nato col preciso intento di riferire i suoi interventi ai temi specifici del Movimento: ne rappresenta, al pari delle altre entità
che vi fanno parte, a suo modo, lo spirito. L’incontro con Plexus, del resto, è avvenuto su questa base: Plexus ha risposto al mio invito di elaborare, per Firenze, lenzuoli contro la guerra. Si è verificato, cioè un comune sentire su una priorità condivisa.
Nessuno, ovviamente, ci vieta di sviluppare insieme altri obiettivi, arricchire le potenzialità di questo incontro, indirizzandole su altri temi. Ma diventerebbe un rapporto personale, fra me, Melo, e Plexus, o le singole persone. E non escludo che ciò possa avvenire.
Potrebbe succedere in questa occasione? Potrebbe. Se non fosse che, per me, la priorità della guerra ha assunto un’urgenza ancora maggiore di prima.
Noi siamo liberi ed operiamo in un contesto in cui il capo effettivo dell’occidente può permettersi, impunito, in spregio alle norme di diritto internazionale, di rivendicare per se la libertà di uccidere gli inermi, gli invisibili del mondo "esterno" a noi: i popoli di quegli Stati che lui, imperiosamente, ha definito "canaglia". Siamo liberi di assistere, "al sicuro", alle distruzioni del suo prossimo attacco all’Iraq e poi, chissà, alla Corea, e così via. Siamo liberi di discettare, con la nostra arte, sugli spazi che hanno ingabbiato dei
poveri cani. Siamo liberi di prenderli a pretesto per denunciare, con le nostre performances, "il crimine del mondo dell’arte", equiparandolo, giustamente, al "mondo del gioco delle scommesse sui cani".
Ma se io fossi veramente libero, con la rabbia che mi sento addosso, inviterei tutti gli artisti ad una performance collettiva: distruggere le 80 gabbie, come atto di liberazione da ogni gabbia fisica, metaforica e mentale. Il mondo dell’arte ha qualcosa da dire su questo nuovo ordine mondiale
basato sulla prepotenza distruttiva dell’impero? Davvero pensiamo di essere immuni - perché non rientriamo (per adesso) nella schiera dei popoli "canaglia" - dal tremendo crimine rappresentato dal gioco d’azzardo delle scommesse sulla vita e sulla morte per la conquista del petrolio? Io so che non riesco a deviare il mio pensiero dall’urgenza di
una priorità: comunicare, con gli strumenti in mio possesso, la necessità di una presa di coscienza collettiva, come unico freno a questa deriva.
Ecco il senso, per esempio, della mia proposta dell’Alfabeto di Pace.
Esso non è una semplice produzione di lettere dell’alfabeto "abbellite" dall’intervento del singolo artista. E’ un processo - da sviluppare col
Laboratorio - in cui lo sforzo dell’artista si concentra sulle singole lettere per tirarne fuori le tessere "finite" di un mosaico di frasi, variabili, da costruire poi insieme, nelle diverse occasioni. Ogni
lettera dovrebbe già contenere in sé - con segni, parole o frasi di sfondo - un messaggio di pace: la costruzione di ogni lettera rappresenta la presa di coscienza di un percorso.
In questo senso l’Alfabeto non è adatto per intervenire nel contesto del cinodromo: richiederebbe altro spazio e tempo. Cosa diversa per i suoi contenuti che, come ho detto, sono anzi, per me, centrali: credo che per l’artista in prima persona ciò non sia più eludibile, se vuole uscire da
un’autoreferenzialità ingabbiante. Occorre andare oltre: da sé, dalle proprie esperienze, sentire il richiamo della profonda trasformazione che rischia di condurre l’intera umanità verso il baratro.

Cosa propongo, dunque.
Penso che questa esperienza possa ravvivare ed aggiungere significato alla collaborazione in atto fra i nostri due gruppi se saremo capaci di rispettare le reciproche identità. Questo può avvenire sulla base della ricerca di spazi comuni. Intendo spazi fisici e mentali che, non necessariamente devono convergere in un progetto comune, anche se possono tentare.
Resto dell’idea che l’ipotesi di divisione iniziale degli spazi sia la più funzionale, perché consente una diversa interpretazione del tema, trovando punti di contatto nello spazio centrale.
La proposta per le due gabbie subisce, in questa prospettiva, una variazione di contenuto, più che di significato.
Resta invariata la prima gabbia, con la scritta: liberiamo la vita.
Nella seconda gabbia, chiusa con un grande lucchetto dall’esterno, l’osservatore incontra un ammasso arrugginito di sagome di armi, mentre
nella parete di fondo uno scritto a forma di fungo atomico invita a riflettere sul pericolo evitato da una scelta di disarmo.
I temi della performance, gestiti alternativamente con letture di poesie o citazioni, sono: la vita e la morte, quest’ultimo condotto da Emanuele travestito da morte. Ci si può incontrare anche sul tema, da trattare in diverso modo?
Incontriamoci.

artlove

melo

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