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Un Sistema Operativo ovvero Operating System
martedì 11 marzo 2003





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Prima di tutto, che cos’è un O.S., Operating System, o Sistema Operativo che dir si voglia? Eh se scriviamo subito una bella definizione non ci capite niente di sicuro, quindi leggetevi quanto segue passo passo, ok?

1.1 Turing scopre l’interruttore

La macchina computer funziona sul principio del codice Morse (spento-breve-lungo) semplificato ancora di più, e che nel caso del computer si chiama algoritmo di Turing. Chi è Turing? Non ne ho la più pallida idea, forse il fondatore del T(o)uring Club. Ma se dovessi descriverlo, direi che è uno che ha scoperto l’interruttore.
Avete presente quegli interruttori semi-industriali (non necessariamente quelli col manico di legno che si vedono nei film di dracula, ma quelli bianchi bombati con la levetta o quelli rossi e neri che avete al contatore dell’elettricità che portano scritto I e O? Non è il verso di "quell’asino dell’elettricista", si legge 1 e 0, vuol dire acceso e spento.

1.2 Il castelloputer


Tutto quello che rende utile un calcolatore, a meno di usarlo come sottopentola, è un castello interminabile di accesi e di spenti. Beh, a dire il vero sembra più un labirinto; ma ha regole molto precise, e comunque ci entra la corrente, mica noi. In spagnolo e francese il computer si chiama rispettivamente ordenador e ordinateur; è un bel nome secondo me, ma non si dilunga a chiarire che il computer mette in ordine solo se gli dai ordini ordinandogli gli accesi e gli spenti possibili in modo ordinato.

1.3 Ho schiacciato un tasto è uscita una lettera (aiuto!)


Anche se io stesso rabbrividisco raccontando queste cose, una conseguenza importante è quella sul testo, e in un certo senso il computer è figlio di millenni di ricerche sul testo scritto in quanto tale.
Se si mettono insieme abbastanza accensioni e spegnimenti in ordine, si arriva facilmente a formare un bel po’ di serie di accesi e spenti diverse, per esempio 256 interruttorini un po’ accesi e un po’ spenti, o magari tutti accesi o tutti spenti.
Ora, qui è successa una grande invenzione, che invece di dire:
  • interruttore acceso = "a"
  • interruttore spento = "b"
e poi doversi fermare perché con due caratteri chiaccherare diventa difficile (ad esempio "c" non si può dire) qualcuno si è ricordato di un giro molto più largo.
Invece di avere 1 interruttore, immaginiamo di averne due, in ordine. Abbiamo:
  • il primo è acceso il secondo è acceso = "a"
  • il primo è acceso il secondo è spento = "b"
  • il primo è spento il secondo è spento = "c"
  • il primo è spento il secondo è acceso = "d"
Adesso possiamo dire "c", ma lo stesso problema di prima lo abbiamo perch è non possiamo dire ad esempio "e" oppure "E" (il suono è lo stesso ma il carattere è diverso". Nessun problema! Per dire (vabbi, scrivere "e") basta aggiungere un terzo interruttore. Per continuare, un quarto, un quinto... ma quando si arriva? Beh, un amico matematico ha scoperto che ogni volta che aggiungiamo un interruttore, le possibilità raddoppiano.
Ma quanti caratteri ci servono?
Ci sono caratteri

  • alfabetici minuscoli, semplici o accentati
  • alfabetici maiuscoli, semplici o accentati
  • cifre,
  • punteggiatura e...
  • caratteri speciali, che spesso rimangono invisibili, per esempio lo spazio è un carattere invisibile)...
diciamo che ci servono almeno almeno 200 caratteri.
Allora per avere diciamo 200 caratteri, quanti interruttorini servono?
Con 1 interruttore, posso dire 2 caratteri;
  • 2 interruttori, 4 caratteri;
  • 3 interruttori, 8 caratteri ... non basta...
  • 4 interruttori, 16 caratteri;
  • 5 interruttori, 32 caratteri;
  • 6 interruttori, 64 caratteri;
  • 7 interruttori, 128 caratteri
  • 8 interruttori, 256 caratteri... stop! va bene. Adesso bastano
Quindi per avere 200 caratteri diversi servono al minimo 8 interruttori per ogni carattere.

Ed ecco come si fabbrica il testo al computer; scrivendo, 1 colpo su di un tasto = 8 interruttori spostati.
Bello, vero? Non sapevo di avere un dito così potente!
Ma la cosa non è diretta; la serie di caratteri generata è associata per una serie di regole a un altro profluvio di accesi e spenti che corrisponde a un glifo, cioé il segno visibile e leggibile di quel carattere, che è associato a una pastasfoglia senza fine di altri accesi e spenti, che alla fine di un gran ordine che a noi profani sembra un gran casino fa apparire un coso nero leggibile sullo schermo. Il bello è che un glifo non è neanche un carattere è un disegnetto. Poi un carattere può avere tanti glifi, ad esempio ecco un po’ di glifi diversi per il carattere "a": a a a a a a a a . Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaiuuuuuuuuuuutooooo!

1.4 Morale


Per non rifare tutto da capo ogni volta, si cambiano solo le torri o i bauli che si trovano nelle torri.




Ovvero. la ricetta:

A. Una sfoglia di BIOS

Antonio compra un computer, c’è già uno strato di ordini, che si chiama il Basic Input/Output System, per gli amici BIOS. Nel caso di un interruttore, I/O significa acceso-spento, uno-zero, ma nel caso di un castelloputer I/O significa ingresso/uscita, Input entra e Output esce, non si direbbe neanche che c’era un interruttore all’inizio.

Cosa "entra" nel castelloputer? Un po’ di altri ordini, ad esempio quelli associati alla pressione del dito su un certo tasto, attraverso la tastiera, o quelli su un dischetto o un CD.
Cosa "esce" dal castelloputer? Per esempio, un microcolpo di clacson o dei caratteri o un’immagine sullo schermo o qualcosa di misterioso che risveglia la stampante.

Ma si vede ’sto BIOS? E come no! Forse non ci facciamo mai caso, ma è la primissima schermata all’accensione del computer.

Ma Antonio non è contento, il BIOS gli scrive sullo schermo: "nessun Sistema Operativo trovato". E’ che il BIOS serve solo a far partire la macchina, è un po’ come la candela, non si è mai visto un motore funzionare grazie alle sole candele.

Antonio aggiunge dunque...

B. Uno strato di Sistema Operativo


Antonio usa un CD dove c’è scritto: Installazione Sistema Operativo, si piazza là e fa delle scelte quando gli vengono proposte, il computer macina.
In realtà Antonio sta aggiungendo ordini di diversi tipi, una serie importante di ordini aggiunti è il kernel (nocciolo), il resto è di tutto un po’.
Antonio ha ora un calcolatore dove può scrivere dei caratteri e ottenere certe reazioni, anche scortesi come ad esempio "command not found" in risposta a "m’illumino d’immenso". E’ che il castelloputer aspetta ordini, non fiori. Povero castelloputer! Sei proprio una macchina.

Dico scrivere invece di cliccare per motivi storici e logici; prima si scrive, che per il castelloputer è più facile perché i caratteri sono solo 256, e poi si clicca, che è più ordinoso, perché cliccare in un punto dello schermo vuol dire beccarne uno su molto più di 256.

Antonio inizia a sognare segni bianchi su fondo nero, che fra l’altro per lui abituato alla carta è il mondo al contrario. Decide quindi di installare un’altra botta di ordini, le "torri" che dicevo prima, e cioè

C. Uno strato di Interfaccia Grafica


D’ora in avanti, quello che installa Antonio non si presenta pi come strati, ma piuttosto come i "bauli" che dicevo prima, come pacchetti, che agiscono se e quando Antonio li evoca, ovvero li chiama a comando o li punzecchia col puntatore del mouse. Sono:

D. I pacchetti dei "programmi".

Beh qui c’è di tutto un po’, compreso i programmi che non funzionano e quelli che non servono a niente (esistono). Questi programmi vi lanciano la treccia e se sono di grande bellezza voi vedete solo la treccia e il programma, per non dobbiamo dimenticarci che esiste il castello infatti quando la treccia che vi permette di usare il programma si rompe si può anche fare un volo di tanti metri (non tenete la foto dei nonni solo nel computer, magari il computer si rompe!).



E per la vostra grande pazienza, che avete guadagnato? Ehm! Un avvincente
Test di Memoria !
Reagite alle seguenti espressioni:

  • Interruttori;
  • castello;
  • 256=2x2x2x2x2x2x2x2;
  • BIOS;
  • kernel;
  • Interfaccia Grafica;
  • pacchetti;
  • fossato dei coccodrilli



Tutto bene colla memoria? Ecco per ogni evenienza lo

Specchietto del castelloputer di Antonio


(una nuvoletta) (un bel sole) (una nuvoletta)




programmi2 programmi2




interfaccia grafica interfaccia grafica




programmi1 programmi1 programmi1 shell shell shell shell shell




O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S.

O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. kernel O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S.

O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S.

O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S. O.S.




BIOS BIOS BIOS BIOS BIOS BIOS BIOS BIOS BIOS BIOS BIOS BIOS BIOS





Legenda:
  • BIOS=Basic Input/Output System
  • O.S.=Operating System
  • kernel="ncciolo"
  • shell="guscio"
  • programmi1=programmi veri e propri
  • programmi2=interfaccia grafica (finestre) dei programmi, quella che di solito scambiamo con i programmi veri e propri non sospettando l’esistenza dei programmi1

Da leggere dal basso verso l’alto, stampare e tenere nel portafogli accanto alla foto dei calciatori portafortuna! Naturalmente per se dovete scegliere se tenere questo specchietto o la foto di qualcuno a cui volete bene, noi vi consigliamo di buttare via lo specchietto, non la foto.

Dopo che avete rivisto la pagina dal basso verso l’alto tornate quaggiù che andiamo avanti!



Vi fuma il cervello o soffrite di vertigini per esservi affacciati al bordo della torre del castello? Buon segno (sì sì vuol dire che state seguendo!). Se invece il fumo viene dal computer, avete probabilmente messo qualcosa davanti alle ventole di raffreddamento (sono dietro le griglie, dentro la scatola, che deve avere un po’ d’aria intorno).




Scheda scritta da Ernesto "Stalkern" Torresin, stalkern chiocciola tiscalinet.it
Copyright Ernesto Torresin 2003, licenza GNU/Free Documentation License

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